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Sabbia
Esiste la paura in questo dojo?! No, sensei!
2 novembre 2009
si chiudono i battenti

SABBIA chiude i battenti.

Ci rivediamo qui http://accidentalmente-imperfetta.blogspot.com/




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2 settembre 2009
pomodoro fresco
Chebbuona la pasta con il pomodoro fresco. Ancora più buona visto che sono almeno due mesi che non riesco a cucinare in casa per il caldo opprimente che immagazzina questa mansarda esposta al sole.
Domani parto. Non che debba andare chissà dove, se non nella cittadina borderline di provincia da cui arrivo.
Qualcuno direbbe che torno a casa, ma non è ancora ben chiaro dove sia "casa" per me di questi tempi.

Dicevo, parto, tre giorni di vacanza che impiegherò a fare bricolage.
Sì sì, bricolage. Sega, martello, cacciavite, assi di legno in garage.
Perché ho bisogno di fare, di produrre, di creare qualcosa con le mani, ho bisogno di fare fatica fisica e di concentrarmi completamente in un'attività che abbia bisogno tutta la mia attenzione per evitare che io mi faccia del male.
Il progetto è molto semplice, sia chiaro - una pedana con le ruote da mettere sotto il lavandino - ma alla fine, se non cedo in preda a crisi isteriche o per un('ennesima) gita al pronto soccorso, posterò le foto.
E sarà mio.

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7 agosto 2009
wilderness needing

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permalink | inviato da Sabbia il 7/8/2009 alle 21:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 agosto 2009
holidays in Yorkshire..


no, there's no seaside..

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23 luglio 2009
avrei voglia di una birretta fredda
Qualche anno fa ho letto un racconto in cui si ipotizzava che ogni essere umano, alla nascita, avesse un numero di parole da poter pronunciare stabilito, determinato, e una volta esaurito il credito di parole sarebbe morto.
Al che ho deciso di provare ad assumere questo come dogma, come certezza da applicare alla mia vita: non sprecar parole, insomma.
In questi giorni mi sento un po' come credo che si senta un pesce in un acquario: anche a ricreare il suo habitat, a metterci tante piantine, tante pietruzze, a riempirlo di pesci amici, resta sempre un acquario, con delle pareti di vetro.
Fuori posto, insomma.
Medito e medito, grazie a trenitalia e a tutto il tempo che spreco ad aspettare treni in ritardo in stazione: non ne ho più voglia, di sprecar parole. Ecco, l'ho detto. Perché prima o poi finiscono, prima o poi arrivo a quel fatidico momento in cui pronuncio l'ultima parola e mi accorgo che c'è un problema, e cerco di comunicare, di chiedere aiuto, ma la mia bocca produce solo il rumore di un accendino scarico, qualche secondo e stramazzo al suolo.

Perciò ho deciso di non farlo più, di non perdere tempo a dare spiegazioni se non ne vale davvero la pena, perché infondo se il mio interlocutore non mi ascolta, perché dovrei esaurire il mio credito cercando di farlo ragionare? Non lo faccio, punto.

Sono un po' in fase spiritual-rivoluzionaria, lo ammetto, ma tanta fatica per possedere oggetti che in realtà non mi servono non vale il sacrificio del mio tempo.

Perciò ho un progetto. Piccolo, passibile di modifiche, ma ce l'ho, e stavolta non farò l'errore di parlarne se non a chi è degno di fiducia, perché certa gente, oltre a non capire, ascolta solo ciò che vuole sentire, e parte con voli pindarici fondamentalmente su un'informazione fallace.

Per il resto del tempo, aspettatevi risposte monosillabiche.


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permalink | inviato da Sabbia il 23/7/2009 alle 11:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
20 luglio 2009
camel laits

Una costante della mia adolescenza è stato un biondo con gli occhi blu che ogni giorno passava nella tabaccheria di mia mamma a comprare camel lights, molto gentile ed educato, a cui io però riuscivo a dire solo "ciao", "tremilacinquecento" e "grazie".
Mi piaceva tanto da mozzarmi il fiato e da illuminare la stanza ogni volta che entrava, tanto da sapere la targa della sua punto a memoria anche se non sapevo il suo nome, tanto da frantumare le palle a chiunque per sapere briciole di lui.
Poi il reticolo dei giorni me l'ha fatto conoscere, quasi per caso: M.
Era sempre molto gentile, simpatico ma un po' troppo "bravo ragazzo" e a me piacevano intossicati e maleducati, a diciassette anni, perciò restò un biondo molto carino, ma niente di più.

Il reticolo si infittisce, i giorni diventano mesi e poi anni, e io lo perdo di vista: sapevo che aveva tutta una vita imbastita per conto proprio e saluti e baci alla diciassettenne che era lì a guardarlo, cambia casa e cambia esistenza.
Poi l'altra sera, alla tradizionale festa della birra a C. che cerco di non mancare data la quantità di cibo e birra che riesco a scroccare, con la faccia affondata in una grigliata un po' salata e in una birra congelata, lo vedo e mi saluta, proprio lui, si ferma a scambiare due parole con me e la Zia Kate intenta ad aggredire un totano.
Ha cambiato vita, cambiato casa, cambiato esistenza, pericolosamente vicino a me.

E io mi rivedo per un secondo seduta a fare i compiti sul bancone della tabaccheria, a srotolare l'estate a dare una mano in negozio a mia mamma aspettando forse solo lui e le sue camel lights e magari qualche amico per scambiare due chiacchiere, e mi vedo chiaramente diciassettenne a bocca aperta perché al mio tavolo, proprio al mio tavolo, c'è lui.

Domani sera viene a cena da me, aggregato alla cena che facciamo io, la Zia Kate e moroso della Zia Kate.

Come si dice, cogliere la palla al balzo.


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6 luglio 2009
il mio parto

Il weekend appena passato è stata una piccola gestazione.
Inizia, come ogni gestazione, con una fecondazione: il mio capo, il Barbapapà
, che arriva fresco come una rosa e mi lancia una mina tra capo e collo che mi lascia addormentare la sera e mi sveglia di soprassalto la notte, di solito nel bel mezzo di un sogno porno-soft con Grissom che mi parla di crisalidi in un locale per spogliarelliste di Las Vegas.
La gestazione procede normalmente: cerco di valutare tutte le possibili catastrofiche vie per evitare quello che pare l'inevitabile, mantenendo un atteggiamento di calma apparente che si libera in fiumi di monologhi telefonici con il genitore di turno la sera, tra la cena e il porno-soft.
L'altra notte ho partorito. Ho aperto gli occhi nella penombra, mentre Grissom mi stava accompagnando nel suo studio per mostrarmi la collezione di farfalle, e ho espulso la soluzione.
Giorni di insonnia risolti verso le 2:30 del mattino.
Avrei dovuto battezzare la piccola S. oggi pomeriggio, ma il Barbapapà s'è fatto vivo solo per prelevare denaro e rendermi le prime tre ore di lavoro un pacato inferno, e si rimanda la cerimonia a data da destinarsi.
Spero quanto meno stasera torni Grissom per una sexy lezione sui lepidotteri.


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permalink | inviato da Sabbia il 6/7/2009 alle 17:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
30 giugno 2009
il weekend della paura
Sarà stata quasi l'una quando domenica notte ci siam fermati all'autogrill della tangenziale per uno spuntino e ho annegato l'adrenalina nella SevenUp.
Siamo sgattaiolati fuori, io, L'Uomo Nero e the Professional Nourse mentre si scatenava l'inferno di metà esibizione degli Slipknot, anche se sarei tanto volentieri rimasta a dimenarmi sulle gradinate dello stadio, ancorata con una mano alla ringhiera perché comunque soffro di vertigini e mi dimeno, sì, ma ancorata a qualcosa di solido.
Siamo scivolati fuori con la musica che spaccava i timpani ma io camminavo a un metro da terra: era il Mio Primo Gods of Metal  e le spalle mi si sono ustionate per il sole che ho preso ascoltando Tarja e i Blind Guardian e Corey #8 era ancora lì che cantava a quella che più che un festival pareva la Sagra del Manzo.

Sabato sera invece sono salita sull'ultimo treno ancora ubriaca. Mi ero fatta quattro passi per Via Balbi  vuota per riprendermi ma non avevo risolto molto.
La mattina sarei anche rimasta a letto. Non ce la potevo fare ad affrontare un'ora di treno, il casino, il caldo.
Ma poi scendo a Principe e sono a Genova, il malumore di un viaggio seduta a terra vicino al wc passa e inizia la festa: GenovaPride09, il Mio Primo Gay Pride.
E' Carnevale di giugno, con i carri, i coriandoli, le maschere e la musica. Balliamo per strada, ridiamo, beviamo vino rosso brindando alla vita e all'orgoglio di essere se stessi senza doversi far carico dell'ipocrisia e dei pregiudizi degli altri.



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25 giugno 2009
mozzarella di bufala

In questi giorni medito. Tanto. Troppo.

Autoerotismo mentale, niente di più.


Mi è capitato di pensare alle scadenze.

Alla scadenza della mozzarella che ho in frigo e che mi costringerà ad una dieta di caprese 
finché non l'ho finita tutta.

Alla scadenza dell'affitto della mia casa che ha quasi fatto il primo giro di boa dell'anno e che è ancora piuttosto lontana dal somigliarmi: resta spesso vuota, di giorno, perché la abito solo la notte e non le dedico molto tempo, purtroppo.

Alla scadenza dei sentimenti che semplicemente finiscono, prima o poi. Come il vino pregiato, la quantità è necessariamente limitata, anche se ottima.

Alla scadenza delle fasi della vita e al senso di malinconico rimpianto per il tempo che passa e che soprattutto non ritorna.

Alla scadenza anche dei periodi negativi, che, dato l'assunto per cui "la vita è una ruota", grande verità che ho appreso da un presuntuoso biondo occhialuto una notte d'agosto davanti ad una pasta di mezzanotte e ad un bicchiere di vino rosso, prima o poi finiscono, fortunatamente, e il sereno ritorna.

Beh, finirà la mozzarella, anche quella di bufala e con lei la pessima abitudine di fare la spesa insieme a mia mamma che, dato che vivo lontana, s'è convinta che io abbia bisogno di sedici mozzarelle per affrontare una settimana.

Finirà il mese di giugno e pagherò l'affitto per altri tre mesi, si compirà l'anno della mia casa e magari appenderò i poster che giacciono arrotolati in un angolo, così le pareti saranno meno vuote e meno bianche.

Finiranno i sentimenti, belli o brutti, per il naturale corso delle emozioni, per lasciare posto ad altri.

Finirà questa fase della mia vita in cui non so niente per iniziarne una nuova, con nuove incertezze.

Finiranno periodi negativi vari, in diversi ambiti, per nuovi momenti sorridenti.

Speriamo che non finisca il vino, comunque.


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VIAGGI
26 maggio 2009
per la bionda

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Curiosità
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Corpo perfetto, corpo immortale.
Il corpo è la frontiera che si può violare.

Andare a piedi fino a dove non senti dolore
solo per capire se sai ancora camminare.
Sono le gambe piene di lividi,
sono pensieri sempre più ruvidi.

Corpo straziato, corpo a corpo,
il corpo è l’innocenza che si può spezzare.

SUBSONICA




KA MATE
Ka mate, Ka mate!
Ka ora, Ka ora!
Ka mate, Ka mate!
Ka ora, Ka ora!
Tenei te tangata puhuruhuru
Nana i tiki mai whakawhiti te ra!
A hupane, kaupane A hupane, kaupane whiti te ra!
Hi!

It is death, It is death
It is life, It is life
It is death, It is death
It is life, It is life
This is the man above me
Who enabled me to live
As I climb up step by step
Towards sunlight
 




IL CANNOCCHIALE